6 Aprile 2020 - Daos Group

Riconvertire e riprogettare, l’Italia resiliente contro il virus

La storia di Daos Group è la storia di tante realtà che lottano per non affondare ma allo stesso tempo trovano il modo per “rendersi utili”.


Nelle discussioni sull’emergenza sanitaria in corso c’è una parola che si è imposta prepotentemente sulle altre: resilienza. C’è un'Italia che nella difficoltà si è scoperta resiliente e con una grande capacità di riconvertire e riprogettare, reinventare ma soprattutto collaborare.

La storia di Daos Group è la storia di tante realtà che lottano per non affondare ma allo stesso tempo trovano anche il modo per “rendersi utili”.

Daos è un’azienda con un centinaio di dipendenti, solida e in forte espansione, particolarmente riconosciuta nell’ambito di “un’innovazione che renda il futuro migliore”. La sua particolarità è quella di avere una doppia anima: da un lato la progettazione e dall’altro la produzione. Le preoccupazioni in questo periodo sono diverse: perché se è vero che la linea di progettazione al momento prosegue a pieno regime, per la produzione i primi problemi sono iniziati quando l’epidemia da COVID-19 ha bloccato la Cina, bloccando anche l’arrivo di materiali e componenti per alcuni dei prodotti che Daos assembla e collauda, come i respiratori polmonari che l’azienda produce da anni e che adesso più che mai hanno bisogno di essere pronti, visto le necessità del periodo.

Nonostante questo, Andrea Lombardo, CEO dell’azienda, insieme con uno dei clienti di Daos, ha deciso di rispondere alla Fast call del Governo che chiedeva alle imprese di collaborare per trovare soluzioni hi-tech che “aiutino a contenere la diffusione del Coronavirus e permettano di sviluppare nuove tecnologie di telemedicina e teleassistenza”. Così Daos ha deciso di riprogettare uno dei suoi prodotti, un bracciale che nel suo progetto originale era in grado di rilevare solo i movimenti e il battito cardiaco, aggiungendo “la capacità di leggere due altri parametri, essenziali per verificare lo stato di salute dei malati COVID non ospedalizzati: la temperatura e la saturazione emoglobinica arteriosa. Quest'ultimo dato, più ancora della temperatura, è proprio indice del progredire della malattia e della necessità di accedere a cure ospedaliere”.

“In poche ore – spiega Lombardo – è stata ultimata la progettazione elettronica della scheda sensore, modificata la struttura della plastica che contiene l'apparecchio, per dare spazio ai componenti necessari per le nuove misure. Se tutto procede per il verso giusto, entro breve dovremo avere i primi campioni da consegnare al nostro cliente, in modo che possa iniziare i test”.

 “Nonostante i tempi e i numeri proibitivi – continua – stiamo cercando di fare il possibile”. In questo momento, inoltre, “i dipendenti lavorano solo su base volontaria, perché la paura di essere contagiati è tanta e non vogliamo costringere nessuno a venire in azienda” racconta Lombardo.

La situazione non è facile: per produrre c’è bisogno che tutti i posti della catena produttiva siano presidiati, è per questo che ringrazio i tanti bravissimi ragazzi e ragazze che ho la fortuna di avere con me in azienda. Senza di loro avremmo dovuto chiudere tutto”.

Malgrado tutte le difficoltà, resilienza chiama resilienza ed è così che sono iniziate ad arrivare le richieste di colloquio, quasi come un segno che la strada intrapresa fosse quella giusta. “Abbiamo notato un forte aumento delle richieste in questi giorni. Lettere di presentazione che sembrano scritte da una mano comune: vorrei sottoporre la mia candidatura, capisco che il momento è particolare, sono disponibile da subito” racconta Lombardo, che ha quindi deciso di approfondire le motivazioni dietro a queste richieste attraverso una serie di videocolloqui. “Ci sono molte persone deluse dal comportamento dell'attuale datore di lavoro che hanno quindi spolverato il curriculum nelle ultime settimane. Credendo in una ripartenza e avendo bisogno cronico di rafforzare la parte di progettazione, abbiamo deciso di approfittarne”. Per l’azienda questo si è tradotto in nuove assunzioni a tempo indeterminato che serviranno per continuare a lavorare e “sentirsi utili”.

 

 

Condividi la storia